NARRATRICE
Monaco di Baviera, 1911. Ilka Révai e sua figlia Eva, di otto anni, stanno facendo i bagagli.
ILKA
Tesoro, mi passi quella camicetta?
EVA
Tieni.
ILKA
Prendi anche la foto di papà?
NARRATRICE
Ancora una volta, Ilka accarezza il ritratto del suo Oszkàr. Quello sguardo serio non gli rende giustizia. Preferisce ricordarlo col suo sorriso furbo, quando sfrecciava sul ghiaccio a Budapest. O quando le raccontava con entusiasmo della sua azienda e dei nuovi brevetti, parlandole di scaldabagni, caminetti a gas e impianti di riscaldamento mentre lei cercava di memorizzare il testo della prossima pièce teatrale.
Era stata bella, la vita. Ora però deve cavarsela da sola. E il corso da fotografa che ha appena completato qui a Monaco le sarà di aiuto.
ILKA
Eva, sei pronta? È arrivata la carrozza.
EVA
Sì.
ILKA
Che c’è? Perché quel faccino triste?
EVA
Mamma, non voglio andarmene di qui!
ILKA
Oh tesoro, ti capisco. Ma Merano ti piacerà, vedrai. Ci sono una sinagoga, un ristorante kosher e tante famiglie ebree. E poi, c’è una stazione termale dove gli ospiti non vedono l’ora di farsi ritrarre da me.
EVA
Hai di nuovo mal di gola?
ILKA
Sì, tesoro. Ma a Merano starò meglio, me l’ha assicurato il dottore. Vieni!
NARRATRICE
A Merano, Ilka realizza il sogno coltivato sin dalla fine degli studi in arti applicate: affitta un locale nella nuova Baumgartnerhaus in via Fossato Molini e vi allestisce il proprio atelier fotografico. Ben presto, inizierà a spiccare tra i comuni fotografi commerciali della piccola città di cura.
EVA
Mamma, mamma, leggi qui: “A chiunque interessino le nuove tendenze delle arti applicate si consiglia vivamente una visita all’atelier Révai, dove potrà ammirare cose molto belle e originali che ogni intenditore e appassionato vorrà possedere.” Brava, mamma!
NARRATRICE
Nell’ottobre 1913, una relazione della Camera di Commercio e Industria di Bolzano conferma le fotografie della Révais quali opere di belle arti. Poco dopo, i suoi lavori saranno esposti a una mostra dell’associazione degli artisti di Merano.
REDAKTEUR
“A evidente riprova del suo talento, la signora Ilka Révai presenta una collezione di studi ritrattistici fotografici di forte impatto su chiunque li guardi. Se ciò sia attribuibile al tono patinato dell’immagine, all’attenta collocazione del soggetto nello spazio, o semplicemente al soggetto in sé, è difficile a dirsi. La cosa certa, però, è che il risultato d’insieme è un’opera d’arte.”
NARRATRICE
La salute di Ilka, che probabilmente soffre di una patologia laringea, resta però precaria. E l’attendono tempi duri. Nel settembre del 1914, quando l’impero austro-ungarico è in guerra ormai da un mese, il quotidiano Bozner Zeitung scrive:
REDATTORE
Dopo una lunga convalescenza, la fotografa ritrattista Ilka Révai ha riaperto il suo atelier di fotografia artistica a Merano. La signora Révai verrà incontro il più possibile a tutti coloro che, in questi giorni tristi, desiderano fare dono di un ritratto ai propri cari partiti per il fronte. E naturalmente anche a chi vuole lasciare una fotografia di sé ai propri cari prima di partire.
NARRATRICE
Ad aprile 1915, tra la posta non recapitabile pubblicata sul giornale Meraner Zeitung c’è anche un pacchetto per Ilka Révai. Probabilmente, a quel punto è già tornata a Budapest dove, nel 1917, realizza una serie di ritratti realistici e d’avanguardia. Nel 1927 segue a Parigi la figlia Eva, che riesce a farsi strada nel mondo della moda francese, mentre Ilka sbarca il lunario realizzando gioielli e pezzi d’arte artigianale con materiali moderni.
Nel 1943 Ilka Révai fa ritorno in Ungheria e viene portata nel ghetto di Budapest, dove muore nel 1945. Della sua opera oggi non restano che frammenti.